Luca ed Enrico sono “ragazzi come me”. Le loro attività si sfiorano in alcuni momenti, ma di quello che la teoria economica identifica come coopetition, qui rimane soprattutto l’elemento cooperativo. Parliamo di pesce, fresco e congelato. Parliamo di due aziende, Rivamar e Finpesca, semplicemente eccellenti in questo mestiere. Parliamo di realtà che crescono davvero, che producono fatturati ben più blasonati del made in Italy del mobile, ma soprattutto margini importanti. Aziende che “fanno economia”

Ieri guidavo con grinta doppiando Bosco Della Mesola, strade note a chi cerca gloria verso i lidi ferraresi, ma soprattutto a chi schiva i camion lungo la famigerata Romea (ah, la logistica e i trasporti). Strade a me meno ignote visto che mia mamma è nata ad Oca Marina, e quando nasci ad Oca Marina il Signore ti dota di un’abilità in più: puoi guidare dentro la nebbia come fossi a Santa Monica il 4 maggio.

Come ogni volta quando riesco ad evitare le trasferte milanesi, stavo inconsciamente cercando rifugio e conforto dove si fa impresa davvero. Qui di marketing si parla poco, si è estremamente a monte della filiera, ed il branding è spesso garanzia di qualità per un buyer della grande distribuzione organizzata che ha una grande preoccupazione: non avere problemi con i controlli qualità e cose del genere.

Ma ben si badi, solo il miope confonderebbe marketing ed innovazione. Qui l’innovazione è viva e spinta. Ogni volta che passo da queste parti trovo queste aziende concentrate solitamente su tre cose:

  • Il mercato
  • La filiera integrata, controllata e certificata
  • Il prodotto

Quello che colpisce è lo stile di management. Qui i colletti bianchi in Maserati da 200K di RAL non si vedono. Ci sono capo, il figlio del capo, il fratello del capo, il nipote del capo. E tutte le persone sono in famiglia, l’atmosfera non è quella del Mulino Bianco, ma quella di una squadra di calcio in cui tutti devono portare a casa l’obiettivo. La sensazione è che qui il team building non serva, perché lo stesso serve dove le persone si sono dimenticate di essere un team.

Queste aziende sono maratoneti instancabili. Dei metronomi. Costruiscono il proprio successo su una rete di relazioni assoluta, e sono quasi meno preoccupate dal mercato che dal prodotto. Qui l’ansia è quella di trovare il pesce migliore, al giusto prezzo. Attenzione, siamo in un mercato di ninja, due perle come quelle sopra descritte non sono “gratis”, sono aziende che possono battere i furfanti del nero e del contrabbando solo grazie a processi strutturati e concreti. Non solo, sono consistenti, ma anche agili. C’è sempre un nuovo prodotto in fase di studio, un capannone e dei macchinari da comprare, un’idea nel cassetto. Queste aziende investono, c’è una forte coincidenza tra il patrimonio della famiglia e quello dell’azienda. Qui tutti sono nati per questo e moriranno per questo.

Esiste una lezione per pensiero industriale? Probabilmente si. La patina di finzione che molte imprese sono costrette a sopportare per abbellirsi verso la finanza o compiacere i mercati da queste parti è una zavorra assente. Tutti hanno liquidità e idee per fare impresa, almeno quelli bravi. La dimensione distrettuale è storica e forte, ed è il leader del distretto a farsi hub e catalizzatore dei più piccoli, e l’integrazione è reale. Questi ce l’hanno la loro Confindustria che funziona, perché se la sono fatta in casa. Anche in una dimensione concorrenziale sanno che ce n’è per tutti, che ognuno può prendere un pezzo. Sono come i transformer, sanno operare come una macchina integrata, per gli interessi del sistema. Possono queste aziende giovare dei modelli che stiamo spingendo? Delle startup plugin, del service design spinto? Senza dubbio: una ventata di innovazione ci porterebbe probabilmente ad avere già l’e-commerce dello stoccafisso e il sistema di riordino con l’i-pad per il b2b. Ma qui nessuno è teso su questo, e se un marchio è brutto mentre si esce al supermercato, chi se ne frega. Siamo di fronte all’apoteosi delle 3P di Kotler che non sono comunicazione. E grazie al cielo, detto da marketer.

Credo che il nostro mestiere non sia solo quello di costruire e studiare modelli replicabili, è forte la letteratura attorno al simil fallimento dei distretti industriali italiani, e non arriverà la triade Giulio-Giorgio-Vladi a convincervi del contrario, ma non vorrei che qualcuno avesse scambiato il fallimento delle dinamiche distrettuali per un fallimento dell’appeal di un prodotto che non ha saputo ripensarsi. Alla fine i gusti della ricca signora di Dubai creano più grattacapi a Valenza di quanti ne crei la pasta con gli scampi a Goro

Categorie: Storie

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